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l’Ancona impatta con il Grosseto
L’Ancona era arrivata a cinque minuti dalla salvezza matematica e invece quel gol di Pichlmann al 40′ del secondo tempo rinvia ancora una volta il sospiro di sollievo. Un gol per la verità viziato da un precedente fallo di Esposito su Cristante ma in qualsiasi caso i biancorossi devono fare il mea culpa per non essere riusciti a chiudere la partita.
In particolare grida vendetta l’errore di Surraco a porta spalancata sul risultato di 1-0 per l’Ancona. Nel dopo partita c’era anche chi diceva che potrebbero bastare 51 punti per salvarsi. Potrebbero… ma a quattro giornate dalla fine dei giochi con due partite fuori e due in casa da giocare, la certezza ancora non c’è. Ed è un peccato perchè un Grosseto che spera di inserirsi nei playoff ma niente affatto trascendentale ci è sembrato assolutamente all’altezza dell’Ancona. Almeno di quella che avevamo imparato ad apprezzare noi.
Gerardi gol
Un primo tempo solo con qualche fiammata da parte dei dorici che comunque qualche occasione la creano a differenza del Grosseto e dunque meritano di andare al riposo con un gol di vantaggio. Che arriva al 39′: combinazione Miramontes-Zavagno sulla sinistra con cross perfetto di quest’ultimo, Gerardi gira a rete benissimo bruciando Aldegani. Dicevamo delle occasioni dei dorici: al 6′ Miramontes lancia Colacone, girata a rete ma salva il portiere del Grosseto. Poi Gerardi di testa, Aldegani alza sopra la traversa e quindi Catinali dalla distanza con la palla alta di pochissimo. Nei minuti finali del primo tempo, dopo il gol di Gerardi, i toscani si riversano in avanti e si rendono pericolosi con D’Alessandro econ l’ex dorico Turati ma Da Costa nella prima occasione la mette in angolo, poi è fortunato quando Turati non trova da pochi passi lo specchio della porta.
Emozioni a raffica
Inizio di ripresa durissimo per l’Ancona con i maremmani che attaccano a pieno organico. Consonni sfugge a Cosenza e impegna severamente Da Costa che respinge, ma è un assedio con i dorici in grande affanno. Salvioni perde anche Miramontes per infortunio che nel primo tempo era stato tra i migliori. Dentro Piccoli. Poi l’episodio chiave della gara: in un contropiede lanciato bene da Gerardi, e orchestrato da Piccoli, Surraco ha la palla comoda comoda del raddoppio ma calcia incredibilmente alto. Che occasione sprecata.
Poco dopo è Da Costa a compiere due capolavori: al 24′ salva la propria porta deviando un pallonetto di Vitiello dal limite e sul successivo calcio d’angolo compie forse la più bella parata dell’anno togliendo letteramente dalla porta un colpo di testa a colpo sicuro di Turati. C’è una furiosa mischia in area dorica: traversa di Joelson. Ma i biancorossi in contropiede si fanno sentire: è Colacone alla mezzora a impegnare severamente a una deviazione in angolo. Quando sembrava ormai fatta, al 40′, il pareggio del Grosseto: segna Pichelmann ma prima del gol c’era stato un fallo netto di Esposito su Cristante. L’Ancona è stremata e non riesce a reagire. I tifosi si spazientiscono e fischiano tanto che Salvioni perde la pazienza e a pochi minuti dal termine lascia la panchina mandando a quel paese la tribuna. Un brutto finale.
Guido Montanari Corriere Adriatico
Un’annata da ricordare
Siamo arrivati alla fase finale di questa interminabile stagione, che ci ha regalato per lunghi tratti il sogno playoff. Facciamo un piccolo ma significativo passo indietro. Ho negli occhi l’Ancona in svantaggio per 3 a 1 a Bergamo, ho in mente il fine partita con tutti i giocatori davanti alla radiolina prima dell’incredibile gol di Zambrella in Pisa-Brescia. E la partita di Rimini, con quel gol di Mastronunzio che ha mandato in estasi i 3000 anconetani accorsi al Romeo Neri di Rimini. Terminata la stagione 2008-2009 sono rimasti gran parte dei protagonisti di quella squadra, in primis capitan Mastronunzio. Rivoluzionata solamente la difesa, questa squadra ha giocato con una rosa risicata , con pochi cambi a disposizione. Gli stessi giocatori ogni sabato. E nonostante questo una squadra che poteva rischiare una retrocessione diretta , ha regalato ai tifosi dell’Ancona un’annata da ricordare. Con della partite memorabile, dalla vittoria ad Ascoli, quella di Cesena, le meravigliose partite casalinghe con tantissime vittorie. Poi e’ arrivato i calo fisiologico, dato da tanti fattori , precedentemente indicati, e da alcune problematiche societarie che hanno tenuti in ansia la squadra. E per tutte queste cose vorrei ringraziare i meravigliosi protagonisti, dai tecnici ai giocatori, per un’annata che comunque rimarrà nei cuori dei VERI TIFOSI dell’Ancona, quelli che hanno capito il piccolo grande miracolo fatto da queste persone.
Paolo Negri
L’asta delle maglie dei giocatori dell’Ancona a favore del Salesi prosegue alla grande!
L’asta delle maglie dei giocatori dell’ancona, denominata “biancorossalesi”, presegue spedita: gia raggiunta quota 1000 euro. Ricordiamo che potete votare presso il sito di Luciano Marrone “domenicabiancorossa.com”, sezione core de ancona.
Ecco qua di seguito l’elenco completo delle offerte:

Ricordiamo che nella lista non risulta aggiornata una recentissima offerta per la maglia di Alberto Gerbo, di 33 euro!
Va avanti anche il concorso del core de ancona, con il quale voi tifosi potete votare il giocatore dell’ancona che preferite, non solo dal punto di vista tecnico ma anche sotto il profilo umano. In testa Angelo Da Costa, seguito dal votatissimo Surraco e del capitano Mastronunzio! Date la vostra preferenza nell’home page di domenicabiancorossa.com!
Ovunque tu sarai non ti lascero’ mai
C’è un boato che ancora rimbomba nelle orecchie di molti. E’ il grido di una malattia che non va più via. Sembra impossibile, ma è così. “Non resisto lontano da te”. “Noi siamo anconetani”. “Noi siamo un popolo fiero, antica città di mare”. Sventolano alte le bandiere e le sciarpe sono ben tese in casa di quella: “Romagna, Romagna mia…”. Perchè noi “c’avemo i moscioli e ce piace il vì”, altro che mare…
E mentre dagli spalti i cori biancorossi riecheggiavano per tutto lo stadio, in campo i dorici facevano di tutto per vincere la gara. Un’Ancona determinata, lucida e capace di tenere a bada i padroni di casa. Il Cesena, avversario tosto, le ha provate di tutte in campo. Ma la spinta di Giaccherini e le fantasie di Colucci e Do Prado non hanno detto a sufficienza. Tante azioni da gol per i bianconeri, più di quelle realizzate dai dorici. Tanti tiri in porta, ma di fatto troppi errori nel momento di centrare la rete. L’Ancona a Cesena ha giocato serenamente. Tolto il magone degli stipendi non pagati, c’è stata più tranquillità e lucidità da parte dei ragazzi nel gestire la partita. Anche soffrendo. Sì, perché l’Ancona per lunghi tratti di gara ha sofferto le insidie avversarie, ma poi la reazione c’è stata. Hanno corso tutti, l’impegno non è mancato e i dorici sono tornati ad essere quel “gruppo tetragono” che era mancato nelle ultime partite. Ottimo il gioco sulle fasce con Miramontes e Surraco che hanno dato ritmo alla manovra. Bene dalla cintola in su, anche se Mastronunzio (33 presenze su 33 gare), a tratti è sembrato opaco. Questione di stanchezza, non di altro. Ci può stare. Bene anche in difesa, con un Cristante ritrovato e tornato a dirigere nel migliore dei modi la retroguardia dorica. E se poi alle spalle c’è un portiere capace di compiere spesso il miracolo, stai tranquillo che non ce n’è per nessuno. Nemmeno per il Cesena che sogna la serie A. Quel sogno che all’Ancona al momento gliel’hanno portato via. Prima il -1, poi il -2 punti di penalizzazione ed ora un’altra udienza di fronte alla Corte di Giustizia sportiva. Saranno altri punti di penalizzazione o solo multe per la società? Staremo a vedere. Intanto c’è da guadagnarsi la salvezza. Dal campo i ragazzi rispondono presente. Loro che ci mettono la faccia e le gambe, vogliono restare in serie B e tra mille difficoltà cercano di dimostrarlo. La vittoria di Cesena ne è la conferma. L’Ancona è tornata a vincere fuori casa dopo l’exploit di Ascoli (21 novembre). Una vittoria che conta e che vuoi o non vuoi lascia sperare…
Controcampo di Silvia Trillini
Partita l’asta benefica con in palio le maglie dei giocatori dell’Ancona: fate la vostra offerta!!!
E’ partita l’asta benefica delle maglie di tutti i giocatori dell’Ancona, con l’intero incasso che sara’ devoluto alla Fondazione Salesi e denominata BIANCOROSSALESI.
Si e’ partiti da una base minima (30 euro) e dal momento in cui ognuno di Voi offrirà 1 euro in più la maglia diventerà automaticamente sua, fino al momento in cui un altro sportivo aggiungerà 1 euro in più. Si arriverà così alla fine del campionato ed in una serata dedicata alle premiazioni consegneremo ai vincenti le sospirate maglie (previo versamento della quota raggiunta). Andate al link qua sotto per poter partecipare all’asta e per votare il core de Ancona.
Prima o poi doveva capitare

C’è sempre una prima volta. L’Ancona che deve salvarsi è questa. Quella dall’organico ristretto che ha fatto più del dovuto nella prima parte di campionato, ma che ora sta accusando il colpo. Quello della stanchezza, quello del calo fisiologico e del limite quantitativo e qualitativo d’organico. Risultato? Si può perdere anche al Del Conero. La prima sconfitta casalinga è arrivata dopo quasi un anno di piaceri all’interno delle mura amiche. Breda lo aveva preannunciato: “noi giocheremo per vincere dove mai nessuno, quest’anno, lo aveva fatto prima”. Detto e fatto. E i dorici gli hanno dato una mano. Un’Ancona che non si era mai vista giocare in quella maniera. Stanca e sottotono, ma soprattutto priva di lucidità e di idee. Peccato perdere dei punti in quella maniera; conto un avversario molto forte sulla carta, ma altrettanto difettoso in fase di gioco. Una Reggina capace di sbagliare anche lei. Come in effetti evidenzia l’andamento espresso dagli amaranto in questo campionato. Grazie all’Ancona allora. Che ha dormito troppo, ha commesso errori madornali e ha fatto uno dei regali più belli agli uomini di mister Breda. Perché prendere un gol a una manciata di secondi dalla fine, lasciando libero l’avversario di fare il comodo suo all’interno dell’area di rigore, è veramente poco confortante. Regalo prestigioso. Più equo sarebbe stato un pareggio; ma non per la dura “legge del gol” che ci insegna che gli errori si pagano a caro prezzo. E sono 3 punti persi che ci allontanano dalla zona playoff, ma che non vanificano del tutto l’obiettivo salvezza. A patto che le prossime prestazioni non siano dello stesso livello tecnico e motivazionale di quella messa a punto con la Reggina. L’Ancona è chiamata a fare ancora un ultimo sforzo in questa che è la parte più difficile e competitiva del campionato. Uno sforzo che, per ciò che riguarda il campo, significa: confermare la tanto desiderata salvezza senza passare per i playout. Uno sforzo che, a livello societario, significa invece: risolvere al più presto le problematiche economiche e mettere fine all’incubo penalizzazione che tutt’oggi, incombe sull’Ac Ancona.
Silvia Trillini
Il classico film già visto
L’Ancona a due facce. Quella che in casa ti va a vincere con il Torino e nel giro di sei giorni perde con la sestultima in classifica. Quella che tra le mura amiche ha immagazzinato 11 vittorie e 4 pareggi. Ma fuori da Ancona: meglio calare un velo pietoso. L’Ancona sovrana al Del Conero e sguattera in trasferta. Gli stessi giocatori che in casa hanno realizzato la bellezza di 29 gol contro i 10 subiti. Mentre fuori sono solo 13 quelli realizzati e 25 subiti. Sette trasferte consecutive con un unico comun denominatore: la sconfitta. Un dato di fatto che palesa come la squadra in casa d’altri proprio non sa imporsi. Pecca sul possesso palla, fatica al momento di concludere e lascia all’avversario gli spazi giusti per penetrare a rete. Ancona: ci sei o ci fai? L’Ancona che occupa meritatamente la zona playoff, dopo aver vinto una gara importante contro una delle squadre più blasonate di questa serie B, non può sprecare l’occasione di riconfermarsi tale. L’Ancona che va a Piacenza consapevole della posizione che occupa, non può giocare pensando alla salvezza. Sarebbe come darsi la zappa sui piedi da soli. Purtroppo è stato così. Questione di orgoglio, di consapevolezza che anche se l’obiettivo è quello di salvarsi, bisogna giocare sempre e ovunque con la stessa intensità. Con quello spirito che in casa ci contraddistingue e ci fa fare la differenza in campo. Uno spirito che in trasferta non emerge. Perché ci si accontenta. L’Ancona non è reattiva, commette troppi errori e concede troppo ai padroni di casa. Anche a quelli meno forti. Sono tanti i punti persi. Punti che vanno a sommarsi al -2 relativo alla penalizzazione e che ci stanno traghettando piano piano fuori dalla zona playoff. Tanto è quello il nostro posto: la salvezza. Quello è il palio da conquistare. Chissenefrega se questo campionato è mediocre e altalenante, a noi basta la salvezza. E salvezza deve essere per forza a questo punto; non ci sono scusanti. Che si possa raggiungere all’interno delle mura amiche o fuori, non importa, l’importante è che venga consacrata. E’ vero però che: dai ragazzi ci si aspetta una sterzata positiva nelle gare esterne perché siamo stanchi di assistere sempre a quel film già visto. Un film dal finale amaro sotto molti punti di vista.
Silvia Trillini
Il metodo Salvioni colpisce ANCORA
Con un organico ristretto per forza di cose uno si deve arrangiare. Ma se le pedine sono quelle giuste e le mosse sono azzeccate, vuoi o non vuoi i risultati arriveranno.
Standing ovation all’inventore dei nuovi ruoli: mister Valter Alessandro Salvioni.
Oramai non è più un caso, perché ogni volta che l’Ancona è incerottata o è alle prese con qualche defezione d’organico, ci pensa lui a rimediare a certe mancanze, mettendo a punto soluzioni che mai nessuno avrebbe osato fare. E a quanto pare ci riesce bene. Dicesi “metodo Salvioni”, quello che non ha voluto assolutamente nessun rinforzo a gennaio; quello che dice che tutti i giocatori dorici sono fondamentali per raggiungere l’obiettivo salvezza; quello che guai a chi tocca uno dei suoi uomini, perché i panni sporchi se li vuole lavare lui con le sue mani. Quello che conosce a perfezione i suoi giocatori e che tra mille difficoltà ha creato il “miracolo Ancona”. Il primo a dover sottostare agli esperimenti del mister è stato Pisacane, che nella gara Ancona-Modena si è sistemato al posto di Zavagno, sfigurando di poco quello che è il suo vero ruolo naturale. La vera novità poi, è arrivata con l’invenzione di Schiattarella terzino destro nella partita con il Grosseto. Esperimento riuscito alla grande, proprio perché il jolly biancorosso è stato bravo ad interpretare il ruolo di esterno basso. Invenzioni che hanno avuto successo e per questo riproponibili in altre occasioni, non solo di necessità assoluta. Il top però è arrivato nel match con il Torino, quando un centrocampista eclettico come Ivan Piccoli, che non giocava titolare dallo scorso campionato, è stato posizionato anche lui come terzino sinistro.
Rischioso? Sì, ma “il metodo Salvioni” non conosce timore. E se Mustacchio a Modena ha sostituito Zavagno positivamente, nel finale di gara, allora anche Piccoli poteva dire la sua in quella parte di campo. Così è stato e l’Ancona, con grinta e sudore ha avuto la meglio sul possesso palla, confezionando delle trame di gioco che hanno messo in difficoltà il Toro. Un Torino molto più forte dei dorici, ma non efficace nell’impostare il proprio gioco, soprattutto sulle fasce. Vittoria del tutto meritata quella dei biancorossi e non solo perché desiderata con il cuore, ma perché l’Ancona ha giocato il “suo” calcio nel migliore dei modi. Biancorossi tutti promossi, dalla difesa all’attacco. Ma promosso anche Salvioni autore di questo incantesimo che in casa continua a sbalordire sempre di più. Gli unici due nei? Il -2 e le trasferte. Ma in società qualcosa si sta muovendo. Il Futuro?
Mettere a posto i conti e salvezza… poi si vedrà.
Silvia Trillini
Ancona sconfitta a Modena
“Una differenza che conta”
Cercavamo una svolta in trasferta, ma questa non c’è stata. L’Ancona ha dormito e commesso troppi errori nel primo tempo. E’ resuscitata nella ripresa, grazie anche al gol di Colacone che non segnava dal 21 novembre scorso (partita con l’Ascoli). Attimi in cui i dorici hanno cercato di dare il massimo, di dare ritmo alla manovra, spingendo sulle fasce, ma niente da fare: il tempo non è bastato. E il mal di trasferta continua ancora. Quel Modena che tutto sommato ha un organico discreto e che non ha nulla di più dell’Ancona, è riuscito a riscattarsi dopo due ko di fila, rimediati con Grosseto ed Empoli. A rimetterci ancora una volta fuori dalle mura amiche, sono stati i biancorossi. Eppure, sotto quel sole cocente di Modena che scaldava il manto erboso, gli uomini di mister Salvioni hanno faticato a sbloccarsi e ad imporre il proprio gioco. Una vera e propria croce. Un destino che i dorici si portano dietro da sempre e che stenta ad essere sfatato. Maledette trasferte. Maledetto approccio alla gara. Un inizio in cui i dorici sono partiti spaesati e senza mordente, tanto che al primo errore il Modena non ha esitato a colpire. Ci ha pensato Bruno a beffare i centrali biancorossi e a buttarla dentro. Ed è stato subito svantaggio, con gli avversari che hanno messo a punto la tattica del pressing a tutto campo; pressing che ha ostacolato la manovra poco ritmata e lenta dei dorici. Poi al 36’ è arrivato il gol di Pinardi a sottolineare l’ennesimo svarione difensivo. Ancona sveglia. Salvioni ha voluto dare ritmo sulle fasce e ha buttato nella mischia Piccoli e Mustacchio. Quest’ultimo collocato a sinistra a fare l’esterno basso, una novità che si è rivelata positiva anche per il giocatore stesso, che in questo ruolo non ha sfigurato. Sveglia che è arrivata davvero con lo squillo di Colacone, autore di un bel gol che ha riaperto la partita. A questo punto i biancorossi hanno messo in difficoltà i canarini: buone le corse di deviazione, gli scambi di posizione e gli inserimenti da dietro che hanno velocizzato la manovra. Tecniche che hanno dato risalto al gioco dorico, ma che non hanno avuto tempo a sufficienza per rendersi efficaci. Resta così il rammarico per non aver agguantato il pareggio; risultato tutto sommato abbordabile. C’è da sottolineare una cosa però: fuori casa i dorici partono male, ma si impegnano, cercano sempre di fare risultato, ma il loro spirito e il loro mordente non è lo stesso espresso al Del Conero. Questa è una differenza che conta.
Articolo di Silvia Trillini tratto dalla sua rubrica settimanale controcampo
Schiarita sul fronte stipendi e fideiussione
Sono arrivati a braccetto, sotto la pioggia, sorridenti. Strette di mano e pacche sulle spalle ai giocatori. Quindi un colloquio con capitan Mastronunzio. Flavio Mais ed Enrico Petocchi ieri pomeriggio hanno fatto capolino ad Osimo Stazione. Il motivo? “Complimentarci con la squadra e incoraggiarla in vista di Modena” sostengono presidente e A.d. dell’Ancona. In realtà, i due hanno portato notizie rassicuranti ai giocatori. Perché qualcosa sul fronte societario si sta muovendo. Il risvolto più immediato dovrebbe riguardare la fideiussione richiesta dalla Lega per sbloccare i contributi “congelati” dopo lo sforamento di uno dei parametri tenuti sotto controllo dalla Covisoc: a settembre il monte stipendi ha superato dell’80% i ricavi della produzione (il limite è del 70%). Dopo molteplici tentativi, la situazione sembrerebbe vicina alla soluzione: a garantire la fideiussione sarà Pier Angelo Masselli, socio al 20% dell’Ancona, con la copertura di un istituto di credito di fiducia. La storia si ripete: già l’anno scorso la firma di Masselli era stata decisiva. Un passo avanti confortante perché non appena la fideiussione verrà presentata in Lega, nel giro di pochi giorni verranno sbloccati i crediti a favore dell’Ancona. Impossibile fare una stima esatta dei contributi, che variano anche in relazione alla posizione finale in classifica e all’impiego dei giovani. Ma l’importo sarà comunque consistente e rappresenterà una vera boccata d’ossigeno per la società che entro il 31 marzo dovrà sborsare oltre un milione e mezzo di euro per la liquidazione degli stipendi di ottobre, novembre e dicembre 2009, oltre ai relativi contributi Irpef-Enpals (entro fine aprile) per evitare di incorrere in nuove penalizzazioni. A proposito: l’Ancona attende con ansia l’udienza di venerdì 12, quando la Corte di Giustizia si esprimerà sul ricorso presentato dalla Procura Federale contro la sentenza della Commissione Disciplinare (ha chiesto l’aggravante di un punto per le inadempienze amministrative di ottobre). In tutti i sensi, sarà un mese “caldo” per Mais e Petocchi, impegnati anche nel reperire nuove risorse: il presidente ha parlato di tre tavoli di lavoro con gruppi imprenditoriali del Nord e l’Ad ha assicurato che entro marzo c’è da attendersi ingressi in società. La data dell’attesa assemblea dei soci, intanto, non è stata fissata, ma verrà convocata entro il 15. E la prossima settimana le ditte della T.R.E. che lavorano allo stadio e non percepiscono retribuzioni dall’aprile 2009 contano di incontrare Petocchi.
Stefano Rispoli – Corriere Adriatico