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Considerazioni dopo Brescia Ancona
Mister ce la facciamo o no a salvarci senza playout?
“Non è facile rispondere a questa domanda; a dire il vero sono preoccupato perché la quota salvezza si è alzata e per stare tranquilli dovremo fare per forza altri 3 punti”.
Sono state queste le prime parole del mister in sala stampa dopo il ko rimediato contro le rondinelle.
Una sconfitta che ci aspettavamo un po’ tutti visto che di fronte avevamo un avversario con obiettivi ambiziosi e tanta voglia di vincere. Parliamo del forte Brescia che ha azzittito l’Ancona con 3 bei gol, messi a punto da Caracciolo (doppietta) e Rispoli. Ora siamo a 5 punti dai playout. Roba da non credere per una squadra che fino a qualche settimana fa poteva sognare altro.
I ragazzi hanno mollato?
“Credo che i ragazzi abbiano perso un po’ di concentrazione, anche se in campo non ho mai visto una squadra che non lotta sulle palle e che non prova a fare la sua partita. L’impegno dei ragazzi c’è, quello che manca è concentrazione e mordente. In settimana lavoreremo anche su questi punti”.
Ancona torna sulla terra… Mancano altre tre partite e la prossima in casa contro il Cittadella non sarà di sicuro una passeggiata. Serve il massimo della concentrazione in campo. Concentrazione da parte di tutti i biancorossi che tutto sommato si danno da fare, ma in realtà hanno perso quello spirito che fino a febbraio li ha tenuti sulla cresta dell’onda. Vietato affondare proprio adesso. Siamo ad un passo dalla salvezza sicura ed è compito della squadra ritrovare quella fame necessaria per fare risultato. Torniamo a parlare di calcio. Per un attimo lasciamo da parte i discorsi societari ed economici e concentriamoci sul campionato. Perché prima di tutto l’Ancona deve salvarsi sul campo. Rivogliamo l’Ancona determinata di qualche tempo fa. Capitano a te il compito di motivare il gruppo verso la conquista alla permanenza in serie B. Rivogliamo l’Ancona grintosa di un tempo. Quella che sa giocare a calcio e sa mettere in difficoltà gli avversari. Rivogliamo Mastro gol. Rivogliamo la vittoria al Del Conero che manca dal 13 marzo (Ancona-Torino). Basta nascondersi dietro ad un silenzio stampa che non ha significato o almeno non lo ha più in questo momento. Un silenzio stampa che deve proteggere chi? E da cosa? La squadra in questo momento non ha bisogno di essere difesa e protetta da nulla; la squadra va incoraggiata, motivata, spronata e di più ancora. Da tutti. La squadra farebbe bene ad uscire da questa campana di vetro dentro la quale si sta nascondendo. Che non porta neanche troppo bene (a voler essere scaramantici).
Tocca a voi ragazzi uscire allo scoperto in tutto e per tutto. Questione di paura ? L’unica paura deve essere quella di non farsi risucchiare dal vortice playout. Questione di Tranquillita’? L’unica tranquillita’ e’ quella di fare questi benedetti 2/3 punti per aggiudicarsi la salvezza matematica. E quindi giudizio e lavoro, il tempo c’e', ma poco. Era una promessa e come tale va mantenuta.
Silvia Trillini
Il classico film già visto
L’Ancona a due facce. Quella che in casa ti va a vincere con il Torino e nel giro di sei giorni perde con la sestultima in classifica. Quella che tra le mura amiche ha immagazzinato 11 vittorie e 4 pareggi. Ma fuori da Ancona: meglio calare un velo pietoso. L’Ancona sovrana al Del Conero e sguattera in trasferta. Gli stessi giocatori che in casa hanno realizzato la bellezza di 29 gol contro i 10 subiti. Mentre fuori sono solo 13 quelli realizzati e 25 subiti. Sette trasferte consecutive con un unico comun denominatore: la sconfitta. Un dato di fatto che palesa come la squadra in casa d’altri proprio non sa imporsi. Pecca sul possesso palla, fatica al momento di concludere e lascia all’avversario gli spazi giusti per penetrare a rete. Ancona: ci sei o ci fai? L’Ancona che occupa meritatamente la zona playoff, dopo aver vinto una gara importante contro una delle squadre più blasonate di questa serie B, non può sprecare l’occasione di riconfermarsi tale. L’Ancona che va a Piacenza consapevole della posizione che occupa, non può giocare pensando alla salvezza. Sarebbe come darsi la zappa sui piedi da soli. Purtroppo è stato così. Questione di orgoglio, di consapevolezza che anche se l’obiettivo è quello di salvarsi, bisogna giocare sempre e ovunque con la stessa intensità. Con quello spirito che in casa ci contraddistingue e ci fa fare la differenza in campo. Uno spirito che in trasferta non emerge. Perché ci si accontenta. L’Ancona non è reattiva, commette troppi errori e concede troppo ai padroni di casa. Anche a quelli meno forti. Sono tanti i punti persi. Punti che vanno a sommarsi al -2 relativo alla penalizzazione e che ci stanno traghettando piano piano fuori dalla zona playoff. Tanto è quello il nostro posto: la salvezza. Quello è il palio da conquistare. Chissenefrega se questo campionato è mediocre e altalenante, a noi basta la salvezza. E salvezza deve essere per forza a questo punto; non ci sono scusanti. Che si possa raggiungere all’interno delle mura amiche o fuori, non importa, l’importante è che venga consacrata. E’ vero però che: dai ragazzi ci si aspetta una sterzata positiva nelle gare esterne perché siamo stanchi di assistere sempre a quel film già visto. Un film dal finale amaro sotto molti punti di vista.
Silvia Trillini
Il metodo Salvioni colpisce ANCORA
Con un organico ristretto per forza di cose uno si deve arrangiare. Ma se le pedine sono quelle giuste e le mosse sono azzeccate, vuoi o non vuoi i risultati arriveranno.
Standing ovation all’inventore dei nuovi ruoli: mister Valter Alessandro Salvioni.
Oramai non è più un caso, perché ogni volta che l’Ancona è incerottata o è alle prese con qualche defezione d’organico, ci pensa lui a rimediare a certe mancanze, mettendo a punto soluzioni che mai nessuno avrebbe osato fare. E a quanto pare ci riesce bene. Dicesi “metodo Salvioni”, quello che non ha voluto assolutamente nessun rinforzo a gennaio; quello che dice che tutti i giocatori dorici sono fondamentali per raggiungere l’obiettivo salvezza; quello che guai a chi tocca uno dei suoi uomini, perché i panni sporchi se li vuole lavare lui con le sue mani. Quello che conosce a perfezione i suoi giocatori e che tra mille difficoltà ha creato il “miracolo Ancona”. Il primo a dover sottostare agli esperimenti del mister è stato Pisacane, che nella gara Ancona-Modena si è sistemato al posto di Zavagno, sfigurando di poco quello che è il suo vero ruolo naturale. La vera novità poi, è arrivata con l’invenzione di Schiattarella terzino destro nella partita con il Grosseto. Esperimento riuscito alla grande, proprio perché il jolly biancorosso è stato bravo ad interpretare il ruolo di esterno basso. Invenzioni che hanno avuto successo e per questo riproponibili in altre occasioni, non solo di necessità assoluta. Il top però è arrivato nel match con il Torino, quando un centrocampista eclettico come Ivan Piccoli, che non giocava titolare dallo scorso campionato, è stato posizionato anche lui come terzino sinistro.
Rischioso? Sì, ma “il metodo Salvioni” non conosce timore. E se Mustacchio a Modena ha sostituito Zavagno positivamente, nel finale di gara, allora anche Piccoli poteva dire la sua in quella parte di campo. Così è stato e l’Ancona, con grinta e sudore ha avuto la meglio sul possesso palla, confezionando delle trame di gioco che hanno messo in difficoltà il Toro. Un Torino molto più forte dei dorici, ma non efficace nell’impostare il proprio gioco, soprattutto sulle fasce. Vittoria del tutto meritata quella dei biancorossi e non solo perché desiderata con il cuore, ma perché l’Ancona ha giocato il “suo” calcio nel migliore dei modi. Biancorossi tutti promossi, dalla difesa all’attacco. Ma promosso anche Salvioni autore di questo incantesimo che in casa continua a sbalordire sempre di più. Gli unici due nei? Il -2 e le trasferte. Ma in società qualcosa si sta muovendo. Il Futuro?
Mettere a posto i conti e salvezza… poi si vedrà.
Silvia Trillini
Trasferta? C’e’ bisogno di una svolta
Le trasferte sono il “tallone d’Achille” dei dorici.
Siamo alla 27^ giornata di campionato e l’Ancona fino ad oggi ha collezionato, fuori dalle mura amiche, 3 vittorie (Bergamo, Reggio Calabria ed Ascoli), un pareggio (Torino) e 9 sconfitte. 10 punti totali, 12 gol realizzate e 22 subiti. Ma c’è di più. Il problema trasferta non è un problema che riguarda solo quest’anno. Infatti l’Ancona è sempre stata una squadra capace di rendere di più tra le mura amiche piuttosto che fuori dal Del Conero. Basta voltarsi indietro, non di molto, per capire che i biancorossi hanno il mal di trasferta. Un esempio è lo scorso campionato (2008/09 ndr). L’Ancona di mister Monaco, così come l’Ancona di Salvioni, è stata molto più prolifica al Del Conero che non in trasferta. In 27 giornate i dorici ne avevano vinta una (Empoli), pareggiate 3 (Treviso, Vicenza, Cittadella) e perse 9 fuori da Ancona. Un totale di 6 punti, quattro in meno rispetto a quest’anno, ma stesso numero di sconfitte e stesso numero di gol subiti (22) contro i 9 effettuati. Un pochino meglio quest’anno, ma il tabu delle trasferte regna sovrano e nessuno sa darsi una spiegazione. Si è parlato di un’Ancona attendista e poco spregiudicata in trasferta, ma Salvioni ha subito smentito, mettendo le cose in chiaro: “ tutti questi ko che abbiamo subito in trasferta non mi faranno cambiare tattica e mentalità. Anche a Modena andremo per fare la nostra partita e non certo per aspettare gli altri che ci attaccano”. Si è parlato allora di un approccio sbagliato alla gara, da parte dei dorici. Un’Ancona che in trasferta non è troppo lucida, si perde, concede di più, subisce e fatica a recuperare, lasciandosi soffocare dall’avversario. Poi si è parlato di un’Ancona non motivata. Un’Ancona che non ha fame, che nasconde la sua grinta sotto le scarpe e diventa preda facile dell’avversario. In fondo l’obiettivo è la salvezza e il Del Conero è la fortezza per eccellenza dentro la quale conquistarla questa salvezza. Grazie anche al pubblico di casa che combatte a fianco dei ragazzi con la loro voce e il loro sostegno. Insomma, tante domande, tante ipotesi e tante risposte, ma il problema trasferte rimane un dato di fatto ancora irrisolto. C’è bisogno di una svolta, che sia a livello mentale o tattico, il mister lo sa. E lo sa perché sta lavorando ogni giorno con i ragazzi per non ripetere certi errori, come nella partita di Empoli per esempio. In trasferta si commettono troppi sbagli e manca quell’adrenalina che in casa fa decollare e/o rinascere i biancorossi. Basterebbe uno sforzo in più per cambiare rotta. Almeno avere la soddisfazione di tornare a casa con un punticino. Almeno avere la soddisfazione di vedere questo “fenomeno Ancona” brillare in altri terreni di gioco. Perché, noi ci crediamo al “fenomeno Ancona”. E perché quest’anno, dopo tutto, è proprio dal campo che molti si aspettano le soddisfazioni più grandi. Come possono allora i giocatori, non dare il massimo per accontentare il loro tanto amato pubblico?
Silvia Trillini
Padova avanti ma l’Ancona lo raggiunge
Match incredibile e dai mille risvolti. Nel primo tempo è stato il Padova a dettare legge in campo, ma nella ripresa l’Ancona è stata magica ed è riuscita a raddrizzare una partita che era ormai data per persa. Grazie alle reti e all’anima di Mastronunzio, l’Ancona strappa un prezioso 2-2 al Padova che continua a non vincere dall’11 dicembre 2009.
Partita stuzzicante sin dalle prime battute di gioco, con entrambe le squadre pimpanti e piuttosto offensive. Inizia a menare le danze il Padova con un tiro di Bovo dalla destra e con un’iniziativa personale di Italiano. Entrambi i tentativi non centrano lo specchio della porta. L’Ancona risponde: al 7’: Surraco guadagna palla a centrocampo e lancia Mastro verso l’area di rigore avversaria, peccato che il tiro in diagonale sferrato dalla vipera finisce fuori di un soffio.
Altra occasione per l’Ancona sugli sviluppi di un calcio d’angolo, battuto da De Falco; Mastronunzio colpisce di testa, ma la sfera finisce alta sopra la traversa. Poco dopo è il Padova ad avanzare con Soncin che si libera di Milani, tenta il tiro dalla sinistra e costringe Da Costa a deviare. I Patavini insistono e il gol arriva al 24’: Darmian sorprende tutti e spiazza Da Costa con un tiro preciso di sinistro. Padova in vantaggio. L’Ancona reagisce, ma è sfortunata. Al 32’ Mastronunzio riceve un assist da Colacone, prova a centrare la rete, ma becca il palo. Il Padova dice di più e la difesa dorica accusa il colpo. Troppi gli errori commessi dalla retroguardia dorica e troppi gli spazi aperti che permettono ai patavini di inserirsi bene e di finalizzare in porta. Il secondo sigillo degli avversari porta la firma di Bovo che raccoglie bene il cross di Italiano e insacca indisturbato. Il primo tempo si conclude con lo svantaggio dell’Ancona per 2 a 0. Ripresa fiammante ed energica dopo soli dieci minuti di gioco. L’Ancona si rianima al 12’, quando Catinali lancia Mastronunzio, che sgancia un siluro potente e insacca. I dorici sono alla disperata ricerca del pareggio con Salvioni che comanda ai suoi di sbilanciarsi in avanti. Il Padova accusa il colpo, si innervosisce e non riesce ad essere lucido, così l’Ancona approfitta di un errore clamoroso dei due centrali patavini e trova il secondo gol. Doppietta di Mastronunzio e risultato in parità. L’Ancona ora ci crede e domina il finale di gara, lo fa attaccando con Matronunzio e Piccoli, mentre il Padova risponde con Italiano. Finalizzazioni che non hanno riscontro positivo e il match termina con il risultato di parità.
Silvia Trillini Realsports.it
Tabellini partita
ANCONA: (4-4-2) Da Costa; Milani (25’st Piccoli), Cosenza, Cristante, Zavagno; Surraco, Catinali, De Falco (9’st Camillucci), Miramontes; Colacone (22’st Gerardi), Mastronunzio. All.: Salvioni
A disp.: Schena, Mustacchio, Pisacane, Mirchev
PADOVA: (4-4-2) Agliardi; Darmian, Cesar, Trevisan, Patrascu (28’st Jiday); Bovo, Italiano, Cuffa, Renzetti; Soncin (48’st Bonaventura), Gasparetto (33’st Di Nardo). All.: Di Costanzo
A disp.: Cano, Faisca, Rabito, Di Nardo, Giovannini
Arbitro: sig. Damato
Assistenti: Mauro e Paolo Bernardini; quarto uomo: Bagalini.
Reti: 24’pt Darmian; 38’pt Bovo; 12’st e 29’st Mastronunzio;
Ammonizioni: 43’pt Darmian; 4’st Surraco; 32’st Trevisan;
Angoli: 5:8
Recupero: 1’ nel primo tempo; 4’ nel secondo tempo.
La squadra di Salvioni ritrova il sorriso
Per fortuna il campo non smette di regalare emozioni. L’inizio è stato da infarto e aveva fatto temere il peggio, ma l’Ancona ha sofferto, ha lottato e si è guadagnata con onore la nona vittoria al Del Conero. Mondonico non dice di no ai nuovi arrivati: Bombardini e Bernardini e li schiera fra i titolari. L’Ancona parte male e mentre il freddo sembra anestetizzare le giocate dei dorici, l’Albinoleffe segna. La prima rete dei seriani arriva dopo soli 54 secondi. La difesa dorica si impappina e non riesce a liberarsi da un’azione rocambolesca, messa a punto dagli avversari. Ruopolo ne approfitta e insacca. Insistono i bluceleste: Cellini riceve palla dalla destra, si porta in avanti e sciupa un’occasione invitante davanti alla porta di Da Costa. L’Ancona si scalda, ingrana la marcia e prova ad avanzare. Al 10’ è Schiattarella che costringe Pellizzoli a deviare in angolo. Batte De Falco e Gerardi di testa conclude in rete. Gol dell’Ancona e risultato nuovamente in parità. Le due formazioni si dominano a vicenda, ma non mancano le occasioni a rete. Da Costa e Pellizzoli sono sull’attenti. Il primo si difende bene dai colpi di Perico e Ruopolo, mentre il secondo tira un sospiro di sollievo quando Mastronunzio sferra un diagonale dalla sinistra che finisce di pochissimo fuori dal palo. Si riparte con una novità nelle fila dell’Ancona. Esce Milani e al suo posto viene schierato Thacray. Al 3’ Cellini avanza con la palla verso l’area dorica e viene atterrato da Zavagno. Espulsione diretta per il terzino biancorosso e l’Ancona si ritrova così in dieci. Salvioni, da fuori, cerca di ridare stabilità in campo: dentro Camillucci a scapito di una punta. I minuti scorrono veloci e non ci sono azioni da segnalare in campo. Il match si rianima al 27’, grazie ad un gol di Miramontes che beffa Pellizzoli con un pallonetto in diagonale. Rispondono i seriani con un tiro di Cisse che non infastidisce Da Costa. Ma l’Ancona in dieci sorprende ancora e rischia di trovare il terzo gol. Questa volta è De Falco ad impossessarsi della palla, scavalca la difesa avversaria e tenta la stoccata in porta. Peccato perché la sfera finisce fuori di un soffio. L’Albinoleffe risponde, ma Da Costa è bravo a salvare il risultato su due occasioni da gol, messe a segno da Torri. Minuti finali esaltanti con l’Albnoleffe alla disperata ricerca del gol e un’Ancona che oltre a difendersi cerca di attaccare. Ma la vittoria è dei padroni dicasa. E l’Ancona ritrova così il sorriso.
Silvia Trillini Realsports.it
Chiamiamolo periodo no
Seconda sconfitta consecutiva. La quarta per la precisione, in trasferta. Con una media di otto gol subiti e zero realizzati. Fuori dalle mura amiche proprio non si decolla. Chiamiamolo “periodo no” quello che stanno attraversando i dorici. Fatto sta è che, anche da Cittadella, l’Ancona è reduce dall’ennesima sconfitta. Una sconfitta diversa da quella di Salerno perché, nonostante le defezioni a centrocampo, i biancorossi hanno dato la sensazione di aver lottato di più sul campo. C’è stata grinta e voglia di reagire, ma spesso è mancato a tutti quel “qualcosa in più”, che fa fare la differenza in campo. E quando succede così si soffre due volte. Ovvero: si soffre per contenere le mosse avversarie e si soffre nel momento in cui si tenta di costruire il proprio gioco. L’Ancona a Cittadella era presente, ma ha faticato a dire la sua in campo, contro una squadra che, tutto sommato, poteva essere dominata senza chissà quali magie. Chiamiamolo “periodo no”. L’organico dell’Ancona è ristretto e i giocatori titolari cominciano ad accusare un calo fisico che sul campo si nota. Senza contare il fatto che, se mancano all’appello uno o due titolari, soprattutto del centrocampo, si tribola ancora di più. Servono rinforzi? Sì, servono almeno uno o due rinforzi. Sarebbe da scriverlo a caratteri cubitali. Servirebbero come il pane per arrivare a fine campionato più tranquilli. Ma viste le difficoltà economiche non credo che uno sforzo del genere venga effettuato. Chiamiamolo “periodo no”. Mastronunzio è a digiuno da ben quattro gare. E quando la vipera va in letargo fuori stagione si sente eccome. Lo stesso vale per il cobra. Colacone non segna dal derby con l’Ascoli. Un’astinenza da gol che pesa sul bilancio di coloro che venivano chiamati: “i gemelli del gol”. E che soprattutto pesa sull’economia produttiva della squadra. Ossia, se non c’è chi non segna, non si vince. Non è una fatalità, ma un dato di fatto. Chiamiamolo “periodo no”. Anche la Lega ci mette i bastoni fra le ruote. Sarà un caso e non un alibi, ma il direttore della gara: Cittadella-Ancona viene dalla sezione di Schio. Schio? Sì, quella cittadina in provincia di Vicenza che dista a 47 chilometri circa da Cittadella. Un piccolo particolare che durante i 94 minuti si è fatto sentire. Chiedetelo a Salvioni (espulso al 5’st). Chiamiamolo “periodo no”. Forse un pareggio ci stava. Le due squadre in diversi spezzoni di gara si sono equivalse, Da Costa ha addirittura parato un rigore concesso al Cittadella. Ma gli errori non vengono perdonati e quello di Cosenza sul finale è stato deleterio. Chiamiamolo “periodo no”. Ma ci attendiamo una reazione immediata da parte dei dorici e magari anche da parte della società.
Silvia Trillini-Realsports.it
L’errore che pagano tutti
Se sbaglia la società, non paga solamente il singolo, ma paga un’intera città.
Ecco perché in molti sperano che chi comanda sia un soggetto responsabile.
Che qualcosa di sbagliato era stato commesso lo sapevamo già da ottobre.
Ad ottobre era comparsa la notizia che i pagamenti relativi agli stipendi di aprile, maggio e giugno 2009 non erano stati erogati entro i termini stabiliti. Si è parlato di un disguido di comunicazione da parte della Banca di riferimento. Si è parlato di ipotetica penalizzazione. Uno o forse due punti in meno. Poi però, i risultati positivi sul campo, le feste e le varie standing ovation a squadra e allenatore, con tanto di inno, hanno fatto sì che questa notizia andasse a finire nel dimenticatoio.
Gennaio 2010. Buon anno biancorossi. All’anima del buon anno.
A gennaio uno vorrebbe parlare di calciomercato e invece eccoti arrivare la notizia bomba. Deferimento dell’Ac Ancona. Ci risiamo. La nostra società continua a commettere errori. E che errori. Non solo non è stato rispettato il termine limite per i pagamenti delle ritenute Irpef e Enpals, ma è stata sottoscritta una dichiarazione non veridica alla CO.VI.SO., in riferimento ai pagamenti sopra citati. Società esemplare. No, da vergogna. Questi sono sbagli che mettono in ridicolo un’intera città e che potrebbero essere letali per il futuro di questo campionato. La penalizzazione arriverà anche per l’Ancona. Si parla di 2, massimo 4 punti. E pensare che basterebbe poco, quest’anno, per poter immaginare e sperare in un qualcosa di più. Adesso invece è tutto in salita. Ma che intenzioni ha veramente questa società? Da fuori la nostra, sembra una società che “campa e non muore”. Una società che non ha idee chiare in merito al progetto/capitale Ancona. Che se ne sta immobile, sventolando “bandiera salvezza” di fronte ad una squadra che, con poco, potrebbe essere rafforzata e magari chissà, che potrebbe conquistare lidi più nobili. Una società che per passatempo sottoscrive carte false, tanto “chissenefrega” dell’Ancona.Vero Petocchi? Vero, soprattutto Perotti?
Una società che da sempre lotta contro il problema del denaro. Servono soldi, si sa che senza quelli è difficile andare avanti. E’ difficile avere ambizioni importanti. Per carità, la mancanza di disponibilità economica non deve essere una colpa, ma l’incoerenza di una gestione poco seria sì, è da vergogna. Che ne sarà di noi? Non si sa con chiarezza quale sarà il futuro di questa Ancona. Certo è che la sofferenza fa parte del nostro essere e di sicuro, anche quest’anno, ci sarà da tribolare sul campo per rimediare agli errori commessi fuori. Ce la farà Salvioni con una rosa così ristretta a salvare questa Ancona?
Larini, ci illumini lei.
Articolo a cura di Silvia Trillini
C’e’ qualcosa che non va
L’impresa di Salerno non è riuscita. Anzi è stata un vero e proprio calvario.
Per i granata era la partita della vita, l’ultima spiaggia per rimanere a galla e l’Ancona, ancora una volta, è stata “oggetto di sacrificio” di questa terribile giornata.
Ebbene sì, con i dorici è resuscitata anche la Salernitana.
I biancorossi hanno perso sul campo una partita difficile, fino ad un certo punto. Una partita che però poteva essere affrontata decisamente in tutt’altra maniera. Questione di motivazioni. Sì, di motivazioni, perché quando ti inculcano nella testa la parola salvezza e sei terzo o secondo in classifica c’è qualcosa che non va. Per forza si perdono le motivazioni. E questo i dorici lo evidenziano, soprattutto in trasferta.
La Salernitana, che è ad un passo dal precipizio, ne aveva tante di motivazioni e l’Ancona no.
L’Ancona non è scesa per niente in campo; ha giocato con superficialità e soprattutto ha dimostrato di essere molto debole a centrocampo. In particolare quando lì in mezzo cominciano ad esserci uno o due assenti. Ma non fa niente, tanto dobbiamo salvarci. “Avanti si vada”. Non è successo nulla, può capitare, è vero, ma ora che siamo alla 23^ giornata, non possiamo più parlare di caso isolato. Questione di motivazioni. I dorici in trasferta non riescono ad imporre il proprio gioco: la manovra stenta a trovare un filo conduttore e il cuore dei ragazzi resta al Del Conero. Questione di motivazione, l’Ancona deve salvarsi. In trasferta il reparto che soffre di più è il centrocampo e le riserve a disposizione spesso non fanno al caso nostro. Servono rinforzi. No, l’Ancona non si tocca. “Ci vorrebbe troppo tempo per spiegare ai nuovi giocatori gli schemi di gioco attuali”. Ma come? Abbiamo a che fare con dei professionisti. “Meglio non rompere certi equilibri”. E allora teniamoci le sconfitte. Ma quella di Salerno non è stata una sconfitta normale. Quella di Salerno è stata una sconfitta umiliante che ha evidenziato due problemi fondamentali. Ovvero che questa squadra ha bisogno di rinforzi se ha intenzione di continuare a restare sulla cresta dell’onda e che questa squadra non ha né le motivazioni, né le intenzioni per affrontare un match fuori casa.
Questione di salvezza.
Silvia Trillini
Ancona Lecce senza vincitori ne vinti
ANCONA – Il cuore e la grinta degli uomini di mister Salvioni bastano per rimediare una partita che nel secondo tempo sembrava essere nelle mani del Lecce. Un Lecce cinico che ha dimostrato il suo valore da capolista di fronte ad un avversario che senz’altro, è stato all’altezza della situazione. De Canio opta per il 4-1-4-1 con Vives davanti alla difesa e Defendi schierato a detsra e Corvia unica punta.
Più Ancona che Lecce nel primo tempo. All’11’ punizione per i dorici: Colacone tenta il tiro di testa, ma Rosati para senza problemi. Altro brivido per il Lecce, grazie ad un tiro potente di Surraco; Rosati si salva in extremis. L’Ancona insiste e il Lecce cerca di difendersi. Ad impensierire il portiere salentino è nuovamente Colacone che si sbarazza della difesa avversaria, ma temporeggia troppo con la palla e viene fermato. E’ ancora “il cobra” a trovare la conclusione con un tiro rasoterra che Rosati respinge. Dice poco il Lecce. Gli uomini di De Canio si sono presentati rare volte dalle parti di Da Costa. L’unica occasione da annotare per i giallorossi è un tiro di Mesbah al 28’, parato con facilità dal difensore estremo dorico. L’Ancona invece è in vena e trova gli spazi giusti per rendersi offensiva. Al 35’ Colacone confeziona un assist per Miramontes che tenta il tiro, ma viene prontamente parato da Rosati. Poco dopo è Zavagno a regalare una palla d’oro per Mastronuzio. La “vipera” non aggancia bene la sfera e l’occasione sfuma tra le mani di Rosati. Minuti finali del Lecce. Fabiano trova il corridoio giusto per tirare in porta, Da Costa respinge e Munari raccoglie la sfera; secondo tiro dei giallorossi, ma Da Costa si supera, respingendo nuovamente la palla. Il terzo tiro porta la firma di Fabiano che trova il gol, ma per l’arbitro è fuorigioco. E il primo tempo termina con il risultato di 0 a 0.
Ripresa da subito avvincente con Corvia che costringe Da Costa a deviare in angolo un tiro potente. Risponde l’Ancona con una girata di Matsronunzio, che va a finire sopra la traversa. Il Lecce da l’idea di essere più aggressivo dei dorici e al 15’ infatti trova il gol. Corvia costringe Da Costa a lasciare i pali e dalla sinistra Mesbah è libero di castigare i dorici. Il Lecce insiste con Giacomazzi che lancia Mesbah in avanti; cross di quest’ultimo dalla destra per Corvia, che supera la traversa. L’Ancona non ci sta e cerca di pareggiare la gara in tutti i modi. Il gol dei dorici è arrivato al 28’: Schiattarella pennella un cross perfetto che Miramontes raccoglie bene di testa, insaccando a rete. La partita è riaperta e le due squadre duellano maestosamente in mezzo al campo. Attacca il Lecce e l’Ancona risponde. Finale da brivido su entrambi i fronti. Il primo a tenere tutti con il fiato sospeso è Mastronunzio che si mangia un gol fatto, davanti a Rosati. Poi è Marilungo a sferrare un tiro che Da Costa devia in angolo. Ma la partita finisce qui, con il risultato di 1 a 1. Va bene così.
Silvia Trillini Realsports.it