“CLUB MODERATI: QUALE FUTURO?
Bisogna fare i conti con una realtà che è cambiata, che sta cambiando e che è in continua evoluzione.
Il calcio è cambiato, sono cambiate le regole che lo organizzano e di conseguenza sono cambiati anche i modi di tifare della gente.
C’era una volta in Ancona il CCC – centro coordinamento club. Si dice che “l’unione fa la forza” e infatti la forza era proprio che con il CCC almeno 3 o 4 pulmann a trasferta si riempivano sempre anche per andare a vedere una partita tranquilla e per niente significativa.
Si partiva tutti insieme: adulti, ragazzi, donne, bambini, anziani, tutti con un unico obiettivo: andare a tifare l’Ancona. Sulle strade d’Italia era bello vedere la domenica, la striscia di torpedoni colorata di biancorosso. All’andata c’era sempre una sorta di entusiasmo ed euforia tra la gente, al ritorno non si sapeva mai che umore c’era, tutto dipendeva dal risultato della gara.
In molti ricorderanno le lasagne o i dolci offerti da alcune signore incontrate sul pulmann, in molti ricorderanno i “boccioni” di vino che da pieni alla partenza, diventavano, chissà perché subito vuoti, in molti insomma ricorderanno con allegria attimi di una realtà che oggi stenta a ripetersi con frequenza.
Oggi in effetti sono cambiate tante cose, anche se in linea di massima molte delle realtà citate sopra continuano a vivere tra le abitudini di alcuni tifosi. Oggi c’è più menefreghismo e meno voglia di dedicare il proprio tempo e il proprio denaro per seguire “LA” squadra di calcio della propria città.
Molti sono anche capaci di riderti in faccia se sanno che “tu” veramente la segui.
Il calcio è una passione che hanno in molti, ma seguire la propria squadra del cuore con assiduità diventa ragione di vita e responsabilità. Alcuni ci credono e la seguono con dedizione, altri seguono più saltuariamente, altri se ne fregano (addirittura), altri ancora invece, si lasciano corrompere da tutti quei mezzi moderni che ci educano a vedere e a vivere il calcio in tutt’altro modo. In effetti diventa sempre più difficile combattere contro l’istituzionale imposizione del calcio moderno. Andare allo stadio è diventato impossibile: orari e giorni assurdi, controlli smisurati, code, repressioni, no alle bottiglie col tappo, no agli accendini, no alle cinte, no agli striscioni, no al megafono, no all’ombrello, no, no e no! In più ora bisogna fare i conti con la così detta tessera del tifoso, ossia uno strumento che ci classifica e identifica come “i tifosi buoni da stadio” (che loro chiamano “tifosi ufficiali”), coloro che avranno il via libero di fronte ai controlli della Questura e pure dei benefit da parte delle società di appartenenza. Una sorta di lascia passare (perché se hai la tessera la tua cinta griffata può entrare se non ce l’hai ti devi togliere la cinta) Ma come? Tanta fatica per formulare e mettere a punto leggi antiviolenza allo stadio, facendo “di tutta un’erba un fascio”, per poi che fare? Consegnare un “pass” ai considerati “bravi dentro e fuori” solo perché non hanno avuto precedenti penali? E il futuro di questa gente? Sarà sempre roseo? Se uno vuole il casino lo combina anche con in mano la tessera.
Poi ci si chiede perché la gente è stufa di tutto questo e si allontana sempre di più dagli stadi e non solo. Il discorso sulla tessera del tifoso andrebbe approfondito, analizzando pro e contro, ma preferirei percorrere al momento un altro percorso.
Tornando a noi, credo che questo meccanismo moderno colpisca in negativo, soprattutto il calcio minore (serie B, Lega pro di prima e seconda divisione), dove la crisi si palesa non solo osservando il calo effettivo del numero delle presenze di tifosi sugli spalti, ma anche osservando il calo di iscrizioni all’interno dei club di tifosi moderati. Non è che questo calcio moderno sta incidendo anche sul modo di organizzare e concepire la gestione di un club?
Lo chiediamo a chi un club lo vive sul serio e quotidianamente.
Paolo Negri è un ragazzo di 28 anni, da sempre tifosissimo dell’Ancona e da 5 anni iscritto presso i C.U.B.A – club uniti biancorossi Ancona.
Paolo, come e con quali motivazioni ti sei avvicinato ai Cuba?
Io sono cresciuto con il mito del CCC che per me è sempre stato un punto di riferimento per tutta Ancona sportiva. Attraverso i media ascoltavo e leggevo i commenti di persone che si dedicavano con dedizione alla gestione di tale “Coordinamento” e a tutte le meravigliose iniziative che mettevano in atto, tanto che ne rimasi affascinato. Nel 1996 a causa di una serie di problematiche nate all’interno del CCC tra i vari esponenti che ne facevano parte, questo “Coordinamento si è sciolto e da questa rottura nacquero diversi club, tra cui i CUBA (clubs uniti biancorossi Ancona).
Per la finale dei playoff disputata all’Olimpico di Roma (Ancona – Savoia – 1 a 0 gol di Tentoni su assist di Scarafoni), decisi di partire in trasferta con il memorabile treno organizzato dai CUBA. Rimasi talmente tanto affascinato da come era stata ben organizzata la trasferta, che pensai di voler entrare a far parte, un giorno, di tale struttura. Ed oggi infatti sono un componente del direttivo dei C.U.B.A.
Quanto è importante secondo te la presenza di un Presidente all’interno del club?
Credo che la figura del Presidente sia fondamentale all’interno di un club, così come in ogni altra struttura. Il Presidente deve saper guidare con esperienza il gruppo, deve saper gestire ogni tipo di situazione e avere buone capacità organizzative e di leader.
E come tale merita rispetto perché è il primo a dedicare tempo e impegno alla causa, che nel nostro caso si chiama ANCONA.
Che cosa significa operare all’interno di un club – quali sono le attività portate avanti e la “mission” di un club?
Secondo me la “mission” di un club è creare un insieme di iniziative che coinvolgano e avvicinino la tifoseria alle vicende biancorosse. Quando parlo di iniziative intendo: l’organizzazione delle trasferte, le assemblee pubbliche, le iniziative di beneficenza, i tornei sportivi e le coreografie. Affinché tutte queste attività abbiano successo è importante che le persone che fanno parte di un club siano unite e motivate dall’amicizia e dalla passione per i colori biancorossi (nel nostro caso).
Chiaramente operare in tale direzione significa impegno e responsabilità da parte di tutti, in base ai compiti e ai ruoli di ciascuno.
Quali sono le difficoltà che incontrate?
Di difficoltà oggi ce ne sono diverse, ecco perché diventa sempre più difficile operare all’interno di un club. Una delle maggiori difficoltà è quella di dover rinunciare al proprio tempo libero per dedicarsi anima e corpo a questa passionale attività. Oggi come oggi questo diventa un problema perché la gente è più individualista e “se ne frega” della collettività, perdendo l’abitudine dello stare insieme. Un altro problema che ha inciso in negativo, deriva dall’attuale sistema-calcio (pay-tv e norme antiviolenza). Tutte queste problematiche di conseguenza fanno si che i club abbiano grosse difficoltà ad organizzare pulmann per le trasferte, pulmann che in realtà non “se riempiene mai”.
Quindi è già da diverso tempo che voi non riuscite a partire per una trasferta con il pulmann, perché in pochi si iscrivono. Hai delle idee per migliorare questo momento di scetticismo e di distacco da parte della gente?
Come ti ho già detto sopra, la mancanza di tifosi dipende: dalla presenza delle televisioni a pagamento che limitano la presenza dei tifosi fuori casa e della scarsa predisposizione e motivazione da parte della new generation di dare un contributo all’attività anche partecipando ad una trasferta.
Secondo me occorrerebbe coinvolgere e inserire giovani all’interno della struttura per incentivare l’attività del club in tutte le sue sfaccettature, attirando a sua volta altre persone. Ritengo che questo sia il nocciolo del discorso.
Cosa intendi fare per portare nuove leve all’interno di un club?
Pensi che con l’idea di un unico club unito a fare da punto di riferimento, “il tifoso comune”, sia più invogliato a partecipare anche o solo ad una trasferta?
Credo sia difficile trovare una soluzione che possa cambiare in toto la situazione attuale, anche perché penso sia impossibile tornare a rivivere le stesse situazioni che abbiamo vissuto in passato.
Il sistema odierno ha cambiato la mentalità e le abitudini della gente e di conseguenza c’è più distacco verso ogni cosa e ancor di più c’è un altro tipo di passione e amore nei confronti del calcio in generale e della propria squadra del cuore. Tuttavia sta alla coscienza del singolo tifoso trovare le energie e la voglia per dare un piccolo, ma in realtà grande contributo a queste organizzazioni (club) che è giusto che vivano.
Sì, sono d’accordo nel dire che una delle idee che potrebbe migliorare tale situazione del tifo biancorosso, sarebbe quella di creare un’unica struttura, che possa essere punto di riferimento per tutta la tifoseria.
Anche perché molti dei club attuali contano pochi iscritti e faticano ad organizzarsi e sarebbe di conseguenza più facile l’organizzazione collettiva.
Come vorresti concludere questa intervista?
Vorrei fare un appello.
Tanti si lamentano delle nostre organizzazioni, ma tanti sanno benissimo che senza di esse non ci sarebbe più nulla e sparirebbe una componente fondamentale che da sempre ha caratterizzato il calcio.
Perciò invito ancora una volta tutti gli sportivi anconetani ad unirsi a me, contribuendo e partecipando un po’ di più alla vita dei club e/o dando più fiducia e considerazione alle iniziative che vengono proposte.
Chiudo qui questa intervista, attraverso la quale sono state messe in luce problematiche attuali più importanti e di livello nazionale, in rapporto a problematiche sempre attuali, ma che riguardano la nostra piccola realtà di Ancona. Ciò testimonia come un certo tipo di sistema può cambiare in maniera eclatante il modo di vivere una determinata passione come quella del calcio. Purtroppo è così. Il sistema assorbe le nostre menti e condiziona le nostre abitudini, e ciò si riflette poi in quello che facciamo. Ma tutto ha un limite e per scoprire qual è forse è il caso che un po’ tutti ci facciamo un esame di coscienza.




